venerdì 2 dicembre 2011

UN'INCISIONE CHE LASCIA SENZA PAROLE


Eccola qui. Un'incisione che lascia senza parole, probabilmente al bulino, di cm 39 x 46, quindi di grande formato. Con una serie di volti che farebbero impallidire il Freddy Krueger, di Nightmare. Ma con un'eleganza di segno che lascia senza parole e una modernità che fa venire in mente la pittura underground americana degli anni '90.
La firma (purtroppo) è resa illegibile dall'uso. L'opera sembra avere una datazione, anche per la carta, della prima metà del XIX sec. (30? - 40?). E, sempra non essere riferibile a nessuno degli autori tradizionalmente conosciuti.
O forse a tre. All'italiano Alberto Martini un genio e molto poco approfondito artista surrealista (ma non sembra essere lui).
A Pavel Filonov, l'asceta russo, che però non ha mai realizzato incisioni con questo tema. specifico. Forte il sospetto per una influenza russa, o comunque nordica, rafforzata dalla provenienza dell'opera, acquisita a Berlino. 

A Ensor, sicuramente padre putativo dell'opera.
Con toni surrealisti, espressionisti, primitivi, insieme. Forse qualcuno, però, ha una traccia...

Ensor
Alberto Martini
Pavel Filonov






venerdì 18 novembre 2011

SI', L'ARTISTA E' BRAVO, MA SI DA DELLE ARIE...


Non collezioniamo ventagli, non amiamo i ventagli. Ma è stato impossibile resistere a questo ventaglio di origine torinese.
Un piccolo capolavoro di fattura artigianale, esempio della migliore cultura ottocentesca, dal titolo evocativo: Eviva la pitura!


Siamo nel periodo di Gian Burrasca, per intenderci, e il ventaglio, oggetto degli adulti e delle signore, rappresenta questa volta il mondo dei disegni dei bambini, con il protagonista al centro, curato nel dettaglio della tempera, e intorno i suoi disegni, ingenui ed esilaranti, con i nomi che oggi non si usano più.
Con una sigla e una data, 1893.  


Chi ne sarà l'autore, raffinatissimo. Per un oggetto pensato quasi certamente per un uso diretto e privato?


lunedì 14 novembre 2011

SCULTURA OGGETTO, LIBRO D'ARTISTA?


La foto parla da sola. Multiplo d'arte in piccola tiratura. Elegante cofanetto cartonato con firma artista sul box e scultura cartonata, o libro d'artista. Opera curiosa e intrigante, anni '80 o '90, proveniente dalla collezione di un noto artista.
La firma ricorda un altra firma, ma il nome scappa via. Voi, cosa ne pensate?

ANONIMO TOSCANO. POST CUBISTA.


Opera proveniente dal Nord della Toscana (Livorno - La Spezia), estremamente interessante sotto l'aspetto compositivo e formale, con una notevole tavolozza cromatica. Una marina con echi da secondo futurismo, post cubista, probabilmente tempera su carta rintelata, collocabile tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50. 
Al retro, numerose etichette di esposizione, compresa VI Mostra nazionale di Pittura ... (resto illegibile). Qualcuno sa che pesci prendere?

venerdì 11 novembre 2011

RUSSIA E DINTORNI



Una tela complessa, coinvolgente, colta, ricca di riferimenti simbolici e stilistici. Addirittura "troppo bella" per essere vera. Per composizione, messaggio, riferimenti culturali. Da far pensare ad un originale di notevole importanza, o a una copia d'epoca, vista la struttura della tela e la reazione del pigmento, che sembra mostrare un effetto cracklè assolutamente omogeneo e credibile. 
La struttura compositiva riporta chiaramente alla cerchia delle avanguardie russe, con numerose scritte in cirillico. La scienza, in contrapposizione con la fede (icona). Forse la fede nella rivoluzione, positiva, logica, posta in contrapposizione con la tradizione. La razionalità, con la fantasia.
Guardiamo questa opera da molto tempo, ma non arrivano mai le risposte.

OLANDA, 1925


Una bella e drammatica tecnica mista di matrice astratta su collage di fogli di giornali. Composizione integra e corrispondene all'epoca attribuita.
Al retro, in una cornice anni '60 mai aperta (da Galleria), indicazione della data "1925", e la scritta  - 1725311890 Vroeger Kiers - assolutamente incomprensibile nonostante le ricerche.
Nel collage, sia la pubblicità di sigarette (verificato), uscite di commercio negli anni '30, che i giornali, olandesi, riportano alla data in oggetto.
Provenienza Paesi Bassi.

lunedì 7 novembre 2011

CH '49



Opera molto bella, ma anche complicata. Una composizione astratta, anzi no, surrealista del '49. Oppure ispirata alla cultura russa. Oppure no. Un uso sapiente del colore, una firma carica di suggestioni. Con molti evidenti richiami a Chagall (ad esempio nella "C"e nell'"h",) ma anche con differenze come si vede dal cliché allegato.
E poi, l'endorsement della Galleria Magnolia di Amsterdam, che negli anni '60 trattò il meglio della pittura europea, da Grosz ad Ensor con un'incorniciatura che rivela un'opera, come dicono i banditori d'asta "mai toccata".


Ultimo dubbio: anche la tecnica di esecuzione, apparentemente una guazza, ma che la carta porosa potrebbe far intravedere anche un procedimento meccanico. Con quei due strani fogli accostati. Insomma, per noi un vero rompicapo. E per voi?

DE STIJL O AVANGUARDIA RUSSA?

Olio su tela, 55 cm x 55
Un quadro bellissimo, per dimensioni, composizione, impostazione cromatica. Una stesura della pittura ad olio che rivela perfettamente la datazione della tela, con un effetto cracklè del tutto naturale, anche come "morbidezza" (chi è esperto d'arte sa cosa vuol dire quando una tela "scricchiola").
Una tela naturalmente degli anni '30, massimo '40. Ma abbastanza enigmatica, in parte con un chiaro riferimento al neoplasticismo e al movimento De Stijl. Ma anche a coevi movimenti di pensiero dell'est europa (ad esempio Suetin).

Con una firma e una datazione che lascia perplessi 1936 (possibile), PM (Mondrian??) o APM.
Una firma con indecisioni, che ci paiono difficile da immaginare per un autore così rigoroso, tanto da far credere di essere stata aggiunta in un secondo momento, forse anche in tempi recenti. Una firma che nulla toglie alla bellezza dell'opera, che merita pienamente di ritrovare la propria identità. Se ci date una mano...

ITALIA, 1935


Due studi, fatti di getto, il primo sul retro di una ricevuta. Il secondo su un foglio da disegno dalla grammatura pesante. Il primo, coinvolgente (ecco la parola adatta), realizzato con una matita grassa blu, il secondo, molto meno interessante riporta però una data XXXV. 35, senza nessun richiamo all'era fascista.
Ed entrambi, una firma, coeva,  che ha un'aria di famiglia, ma che non riusciamo a leggere.
Le opere provengono da Roma, dalla casa di un collezionista di autori della prima metà del '900, ricca di opere prefevoli e autenticate. A voi, cosa viene in mente?



domenica 16 gennaio 2011

BALLA-RINI, CHI ERA COSTUI?


La firma recita A. Ballarini (o Ballerini). Lo stile è post cubista o del secondo futurismo. E le opere, a volte monocromatiche, sono datate tra gli anni '40 e '50. Una decina di tele, gouache su carta o cartoncino, provenienti da una galleria romana chiusa negli anni '80, e di notevole impatto. 3 le possibili attribuzioni, nessuna convincente per un autore e uno stile mai più incrociato sul mercato. Qualcuno lo ha identificato con un artista argentino, arrivato in Italia durante la guerra. qualcuno ha un'altra traccia da suggerire?

sabato 15 gennaio 2011

GRAND TOUR E CAMPAGNA ROMANA


Il disegno  a matita, di grande qualità, realizzato nella seconda metà dell'800 riporta sul passepartout la scritta: "Donna di Terracina" e una firma sul foglio ormai del tutto illegibile. Impresa dunque non facile quella di risalire al suo autore, anche se a una prima analisi l'abbigliamento della spigolatrice è congruo con la zona indicato e potrebbe essere rapportabile alla fascia che va da Terracina a Gaeta passando per Fondi.
Il quadro proviene da una libreria antiquaria di Torino, e faceva parte del lascito di una importante biblioteca torinese. Autore forse francese, o comunque del nord Europa. Cos'altro dire? Che nell'800 disegnavano da un altro pianeta, e che quando osservi il disegno ti sembra di sentire i chicchi che cadono nel cesto.

Le immagini del quadro di RUDOLF AUGUST WILHELM LEHMANN (1819 – 1905) esposto al Vittoriano alla mostra della Campagna Romana (del quale il bozzetto era il disegno preparatorio) rintracciato grazie alla segnalazione della rete (v. nota).
Primo successo del blog.

GINO SEVERINI, SI, VABBE'...


La tempera su carta era avvolta in un incarto di carta velina ingiallita proveniente dalla casa dello scrittore e sceneggiatore Massimo Franciosa. E a matita figurava, incurante dei nostri dubbi, la scritta in stampatello ILLUSTRAZIONE DI GINO SEVERINI. Scritta apparentemente coeva alla carta. Basta. 

Nasceva così una delle cose più divertenti di chi ama l'arte. Risalire alla fonti, cercando riscontri e conferme. Un percorso che, sino ad ora, non ci ha portato da nessuna parte. Per la grande produzione di Severini, ma anche per la difformità stilistica che adottò negli anni '40 e '50. Non disdegnando l'illustrazione di genere per riviste e aziende.
Forse un collezioniste di cartoline, o di riviste d'epoca, può essere d'aiuto. Per dare una paternità. O per negarla per sempre.

SCUOLA ROMANA, MA CHI?


Lo stile è incofondibile per quest'olio su cartone, anni '30 di grande qualità. Una natura morta mai così viva per la capacità dell'autore di dare volume agli oggetti e luce ai corpi. 
"Scuola Romana", quindi, anche per la collezione di origine. Ma soprattutto per la capacità tecnica e l'atmosfera che il quadto evoca. Per quella prospettiva squintata, che riporta l'attenzione sulla pittura e sulla materia. I nomi che vengono alla mente sono Carlo Socrate, Alberto Ziveri, Onofrio Martinelli, Riccardo Francialancia. Qualcuno vi legge qualcosa in più?

mercoledì 12 gennaio 2011

A.A.A. FUTURISTA CERCASI.


Pezzo interessante, piccolo come dimensioni (cm. 25,8X cm.20) ma pieno di mistero. 
Olio su legno, leggermente curvato, probabilmente realizzato al verso di una tavola di clichè a stampa della quale si intravede ancora il disegno: un cane vicino a un letto,  riferibile per stile ai primi del '900. Un particolare che potrebbe essere molto interessante per aiutare nell'attribuzione.
L'approccio formale farebbe immediatamente pensare a Giacomo Balla, periodo 1913-1915. L'opera potrebbe tuttavia essere anche opera della cerchia futurista che con Balla e Boccioni aveva buona frequentazione a Roma durante le manifestazioni interventiste.
Qualcuno è in grado di riconoscerne una paternità. L'attribuzione a Balla è percorribile?

Note: Traccia di tarlatura sulla superficie e di verniciatura in epoca recente. Provenienza, Roma, anni '90
.
Retro
Giacomo Balla, 1914
 

SANT'ANTONIO E LO DEMONIOS

 

Le tentazioni di Sant'Antonio.
Un soggetto classico della iconologia cristiana, per un'opera che appare realmente un enigma. Dipinto a tempera su tavola di legno, schizzata di getto senza apparente disegno di preparazione. La mano appare di grande qualità soprattutto per quanto la figura del santo, con un approccio molto più libero, olegrafico, aneddottico e popolaresco nelle figure dei demoni e del Salvatore. Apparentemente per stile compositivo rapportabile tra l'ultimo decennio del XVI sec. al primo trentennio del XVII sec.

Molto più complessa appare l'origine dell'opera acquisita nell'Est Europa, come da bolla di accompagnamento, ma che riportava una generico riferimento di provenienza alla penisola iberica (sic).
Una problematica che non viene certo sciolta dalla lingua utilizzata a commento e non comprensibile, o comunque capace di offrirsi adiverse interpretazioni. Di chiara derivazione latina, ma con varianti linguistiche di lingua volgare che non sono state comprese.
"istoriacomoaquale aronlodemonions .... scritte che paiono in greco
poi una scritta leggibile come Antonio (con variante sillabica) e una firma non codificata (san...binsobis...). Il riferimento è chiaramente a Sant'Antonio Abate, ma semprebbe richiamare la dicitura Sant'Antonio da Padova.
La velocità di esecuzione e la mancanza di preparazione fa pensare ad una realizzazione di getto, forse di un area monastica, o di un artista in visita o itinerante. 
La tavola di supporta è stata rifornzarzata, probailmente un secolo dopo, con traverse laterali. 

domenica 9 gennaio 2011

MITICI ANNI '50

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Anni '50 pieni, forse qualcosa di meno ('47-'49). Difficile qualcosa di più. Un taglio compositivo che ricorda più l'Europa del Nord, ma che ebbe in Italia maestri come Spazzapan e Birolli, all'estero Riopelle, Schumacher.
Olio (e forse tecnica mista) su tela, proveniente dalla collezione di un Soprintendente dei Beni Culturali di quegli anni. E una firma di difficile lettura...Marit...Narit....Maut.......sembra un'anagramma. Un'opera che respira una pittura adulta, non improvvisata, che ci fa pensare alla Germania, ai Paesi Bassi, alla Francia. E a voi, che vi fa pensare?
La firma
Riopelle, 1946
Spazzapan, 1947

mercoledì 5 gennaio 2011

CLASSICO, NEO CLASSICO


Chi si cela dietro al volto attonito e pensante del giovane pastor fido, immerso nella cultura neoclassica sino al midollo?
Non c'è la firma in questo disegno intenso e di grande formato, acquisito  a Roma ma solo una data in francese: agosto 1808 (del resto la spiga tra i capelli è matura) e una scritta di attribuzione al retro del quadro:
Guillaume Guillon Lethière,
nato a Sainte-Anne (Guadalupa) il 10 gennaio 1760 e morto a Parigi il 22 aprile 1832, è un pittore francese, primo meticcio a imporsi nel mondo artistico europeo,
Figlio naturale di una schiava della Guadalupa affrancata, dal nome di Marie-Françoise e del procuratore del re in Guadalupa, Pierre Guillon, che lo riconosce, a Parigi, il 18 germinale annno VII, Lethière manifesta sin dall'infanzia una particolare predisposizione per la pittura, che convince suo padre a mandarlo in Francia nel 1774.
Alloggiato inizialmente presso Descamps si trasferisce a Parigi e inizia a lavorare per il pittore del re, Doyen, presso cui rimane fino al 1786.
Ottenuto il Grand prix, parte per Roma. Testimone di grandi sforzi, da parte di artisti eminenti, mirati a riportare la pittura allo studio dell'antico, era deciso a seguire questa via. A Roma ottiene grandi successi e i suoi studi sono molto apprezzati in Francia. Di ritorno a Parigi nel 1792, consolida la sua reputazione con grandi opere, che gli valgono la nomina, nel 1807, a direttore dell'Académie de France à Rome, dove resta per dieci anni.


Sarà veramente lui? C'è uno storico del periodo che può dare il proprio parere?

I TETTI DI ROMA


Una tela con forti tracce di usura, databile all'inizio del '900.
Ovviamente non firmata, con un paesaggio romano come protagonista assoluto. Un'opera di ottima qualità compositiva, piani e volumi che degradano all'orizzonte, in uno scorcio ripreso dal vivo dal terrazzo di un palazzo. Come in uso in quegli anni. Uno stile modernista, che sembra unire il passato con le nuove teorie della forma e del colore. E che cerca di recuperare la propria identità.

martedì 4 gennaio 2011

ITALIA, ANNI '30 O GIU' DI LI'.

Il soggetto è popolare: le lavandaie. Non lo è lo stile di rappresentazione, con una tecnica che sembra aver masticato un bel po' di storia dell'arte. Una pittura ad olio lavorata con pennello e spatola in maniera esperta e libera, ma sempre controllata. 
Un quadro che sembra fatto per una ricerca formale privata più che per la vendita.  E certo non per compiacere. Su una tela commerciale di quelle in uso in Italia, con supporto rigido, intorno agli anni '40. Qualcuno ha un nome da suggerire?

ART SINGULIERE O IL PRIMO DEI GRAFFITARI?

In Italia le mode arrivano sempre dieci anno dopo. Figuratevi negli anni '80, quando per noi Keith Haring era solo un tipo buffo e la cultura dei graffiti, una cosa che sporcava i muri. Così, da vent'anni, ci chiediamo chi possa essere stato l'autore di questo cartone, che in effetti era molto avanti sui tempi. Qualcuno come le avanguardie romane anni ''80/90 di Robert Chrocicki, con "La chiesa dell'Elettrosofia" o uno dei primi graffitari italiani? Ce lo chiediamo, anche perché quest'opera ha fatto parte dell'Archivio di una galleria chiusa ai primi anni del nuovo millennio. Ma soprattutto per soddisfare una sana curiosità.